La nostra storia

Aqua Crua

Un inno alla trasparenza e alla verità a partire dal nome.

 

La scintilla proviene dalla Tailandia, durante uno dei tanti viaggi dello chef. Partecipa a una mostra in cui espongono come l’acqua sia viva e risponda all’ambiente circostante. Gli studi dello scienziato e ricercatore Masaru Emoto dimostrano infatti come la struttura dei cristalli d’acqua cambi a seconda delle vibrazioni a cui l’acqua viene sottoposta: con musica dolce e parole gentili, i cristalli d’acqua risultano armoniosi, ordinati e simmetrici; sottoposti invece a sonorità più aggressive, l’acqua cristallizza in maniera caotica, spezzata.

Ecco quanto influiscono le nostre emozioni in ciò che facciamo. Siamo acqua e proveniamo dall’acqua.

È stata una rivelazione agli occhi di Giuliano, già così profondamente legato alla Natura. Tanto che ha deciso di dedicare la sua carriera a quella singola pura rappresentazione.

 

Aqua, senza C. Un errore voluto, una sgrammaticata volontaria per rappresentare l’imperfezione, quella mancanza che invoca il riscatto.

E poi Crua, espressione dialettale veneta, tipica del territorio. Significa appunto crudo, grezzo. Rappresenta la volontà di andare all’essenza del prodotto, di prendere direttamente ciò che la Natura ci offre per dargli poi nuova vita.

 

Ancora, Giuliano a riguardo scrive:

«Crua nasce dall’essere crudo, acerbo, beginner come direbbero gli inglesi, dal sentirmi sempre non arrivato e inadeguato, di sentire che il gusto dei miei piatti non è il massimo, non è quello che vorrei o non è più quello che vorrei. Questa sensazione di “fallimento” continuo dei miei piatti è però proprio quello che non mi fa stare mai fermo, che stimola in maniera inarrestabile la mia creatività e la voglia di cercare di migliorare i miei piatti che non sono altro che un mezzo per comunicare ai i miei ospiti le mie sensazioni. Qualche tempo fa ho letto della mostra di Oliviero Toscani a Ravenna  in cui si parlava di “fallimento come prospettiva”, non avrei potuto trovare parole migliori per esprimere il mio modo di sentire rispetto alla cucina.»

 

 

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